Disturbi depressivi

Disturbi depressivi: informazioni a scopo divulgativo

La diagnosi clinica può essere effettuata solamente a seguito di una consulenza professionale: le seguenti informazioni devono essere considerate di natura scientifica e divulgativa ovvero generalizzazioni eventualmente utili per orientare il riconoscimento di condizione di disagio psicologico.

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Alcuni dati ed informazioni generali.

  • Nel mondo i disturbi depressivi coinvolgono più di 320 milioni di persone: le ricerche scientifiche e cliniche indicano che tale dato è sottostimato dalla mancata richiesta di aiuto professionale e aggravato dal costante aumento dei casi: attualmente è il disturbo psicologico più diffuso, la quarta causa di disabilità sociale, la seconda causa di morte ed il costo economico più elevato in ambito sanitario.
  • In Italia circa il 12% della popolazione soffre di un disturbo depressivo.
  • In Italia solo il 23% della popolazione che soffre di disturbi depressivi formula una domanda di aiuto professionale entro i 12 mesi dall’insorgenza del disagio: la mancata richiesta di aiuto professionale ha un effetto psicologico importante di fatica emotiva ed economica sui familiari.
  • I disturbi dello spettro depressivo si sviluppano attraverso fattori genetici, relazionali e sociali: i disturbi depressivi sono connessi ad alcune condizioni mediche come ad esempio le malattie cardiovascolari.
  • I disturbi depressivi sono condizioni cliniche trattabili con interventi che hanno mostrato prove di efficacia nella risoluzione del disagio psicologico.

Breve descrizione diagnostica dei sintomi e dei segni clinici

La depressione è un disagio psicologico insidioso, non sempre visibile al mondo, che tende ad una chiusura relazione ed emotiva: la persona sperimenta stati di profonda angoscia che può manifestarsi come tristezza intensa e rabbia irritabile ma anche stati di vuoto ed impotenza.
Dr Paolo Fiore

La tristezza è una emozione umana

I disturbi depressivi condividono la manifestazione di sofferenza legata a emozioni di tristezza.
La depressione non è una normale oscillazione dell’umore derivante dagli eventi della vita quotidiana: nella vita può capitare di provare emozioni di tristezza o sensazioni di vuoto conseguenti ad esperienze di perdita o di fallimento.
L’emozione della tristezza e le sensazioni connesse sono fenomeni naturali che segnalano un evento di perdita o di fallimento significativo, che promuovono la ricerca di condivisione e consolazione facilitando la costruzione di relazioni significative e favorendo l’elaborazione della sofferenza umana offrendo una occasione di costruzione di senso e di significato rispetto alla vita.
La tristezza è una emozione funzionale che agevola la ricerca ed il riconoscimento del valore di ciò che abbiamo perso o rischiamo di perdere.

La tristezza come espressione di un disturbo psicologico

Stati mentali: pensieri, emozioni, sensazioni.
I disturbi depressivi discendono dall’interazione fra fattori biologici, psicologici e sociali: persone che hanno dovuto affrontare eventi avversi di perdita hanno maggiore probabilità di sviluppare depressione.
Lo spettro depressivo raccoglie disturbi psicologici che sembrano condividere una incapacità emotiva di accogliere ed elaborare una perdita o un fallimento reale, immaginato nel futuro o simbolico: tale perdita può riguardare la rottura di relazioni significative piuttosto che la mancata realizzazione di obiettivi personali e sociali.
La depressione è una condizione di dolore e di sofferenza psicologica derivante dalla manifestazione di umore depresso con emozioni di tristezza profonda e stati mentali di vuoto e di irritabilità nervosa che possono coinvolgere funzioni neurovegetative come il sonno, l’alimentazione e la sessualità: i disturbi depressivi condividono la presenza di pensieri e credenze negative e pessimistiche riguardo a se stessi, al mondo ed al futuro, convinzioni distorte che giocano un ruolo nello sviluppo e nel mantenimento della sofferenza psicologica agevolando condizioni di impotenza.

Funzionamento ed adattamento sociale.
I disturbi depressivi possono assumere una valenza di disabilità in quanto condizionanti il funzionamento personale e l’adattamento sociale, generando difficoltà che possono riguardare la sfera familiare e relazionale, che possono ostacolare la dimensione sociale e lavorativa.

Aspetti specifici: gravità e frequenza.
Lo spettro dei disturbi depressivi racchiude diversi disturbi specifici che presentano caratteristiche particolari ed interventi clinici differenti: la comprensione della complessità clinica richiede una valutazione professionale sulla base della storia individuale e dei segni e sintomi depressivi presenti.
Un primo aspetto importante riguarda la possibilità di distinguere fra stati del disturbo che può esprimersi in forma lieve, moderata o grave a seconda dello stato di sofferenza generale e del grado di impoverimento della vita relazionale, sociale e lavorativa.
Un secondo aspetto fondamentale concerne la possibilità di distinzione fra una condizione cronica in cui la sofferenza depressiva ha carattere durevole e persistente (in forma intensa o lieve) oppure una condizione episodica in cui lo stato di disagio è breve e puntuale (in forma intensa o lieve) con una frequenza più o meno regolare a manifestarsi.

Descrizione non significa spiegazione.
Stati mentali che si esprimono con caratteristiche analoghe a quelle depressive richiedono che la manifestazione dei sintomi e dei segni clinici non sia conseguenza dell’assunzione di farmaci, psicofarmaci e sostanze stupefacenti piuttosto che dell’astinenza da droghe quali ad esempio la cocaina e l’alcol; inoltre stati depressivi possono essere presenti nei disturbi bipolari piuttosto che nei disturbi di personalità.

Criteri generali di giudizio e di valutazione

Talvolta può capitare di fare esperienze di situazioni psicologiche depressive: tali condizioni assumono la forma del campanello di allarme quando l’espressione di questi stati psicologici possono essere slegati dalla situazione, oppure decisamente acuti ed intensi, oppure durevoli e cronici. I disturbi depressivi possono esprimersi secondo modi anche molto diversi e per questo motivo i seguenti sintomi e segni clinici devono essere considerati come delle condizioni di allerta non sufficienti alla diagnosi, eventualmente utili per riconoscere un problema e richiedere una prima consulenza professionale.

  • Umore depresso e perdita di interesse e di piacere.
  • Significativa perdita di peso o di appetito non dovuta a dieta.
  • Insonnia o ipersonnia per un certo periodo di tempo.
  • Uno stato fisico di rallentamento o di agitazione ingiustificato.
  • Stato di fatica e mancanza di energia per un certo periodo di tempo.
  • Atteggiamento svalutante e critico nei propri confronti associato a senso di colpa.
  • Difficoltà di concentrazione e di scelta.
  • Sentimenti di disperazione e di impotenza.
  • Pensieri riguardanti la morte e suicidio.

Trattamento clinico dei disturbi depressivi.

Il trattamento clinico dipende dal tipo e dalla gravità di depressione: in linea generale gli interventi più efficaci prevedono un approccio di terapia integrativa.
La psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) e la psicoterapia interpersonale (IPT) si sono dimostrati essere i modelli clinici di riferimento, sostanzialmente simili nei risultati motivo per cui la cui scelta deriva dalle inclinazioni psicologiche del soggetto; l’intervento psichiatrico e psicofarmacologico (antidepressivi per l’inibizione della ricaptazione della serotonina SSRIs e antidepressivi triciclici TCAs*) è efficace, soprattutto necessario, nei casi di depressione più gravi. Sostanzialmente le linee guida internazionali suggeriscono una intervento integrato per una risoluzione del problema che nel 75% dei casi produce miglioramenti sensibili e stabili nel tempo.
La terapia cognitivo comportamentale si focalizza sui motivi di insorgenza e di mantenimento della depressione attraverso una ricerca di consapevolezza rispetto ai pensieri negativi irrazionali (distorsioni cognitive) che riguardano l’immagine di se stessi, del mondo e del futuro: l’irragionevole pessimismo ha un effetto deteriore sull’autostima e favorisce la sperimentazione di grande impotenza.
L’acquisizione di consapevolezza sui pensieri è associata ad una osservazione, comprensione e regolazione dell’umore che aiuta la gestione dei sintomi e segni depressivi: il miglioramento del benessere emotivo favorisce l’espressione di pensieri e convinzioni positive. La promozione di un cambiamento graduale dei propri comportamenti verso una dimensione di ricerca di curiosità, piacere e condivisione della vita nelle proprie relazioni affettive e sociali offre la possibilità di sperimentare in modo concreto il valore del mondo emotivo e di riconfigurare il proprio atteggiamento verso la vita e verso gli eventi dolorosi che ne fanno parte.

Disturbi più frequentemente trattati dal Dottor Paolo Fiore:

  • Disturbo depressivo maggiore.
  • Disturbo depressivo persistente o distimia.
Bibliografia e riferimenti

I dati epidemiologici riguardanti la diffusione dei disturbi ansiosi sono il risultato di ricerche scientifiche e cliniche promosse dal World Health Organization (WHO) nell’ambito del progetto World Mental health, svolte sul campo dalla American Psychiatric Association (APA) in collaborazione con l’European Study of the Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD): in Italia l’ente competente di riferimento è l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
I dati di efficacia relativi al trattamento dei disturbi ansiosi sono oggetto di indagine scientifica e clinica da parte di numerosi enti internazionali quali il World Health Organization (WHO), l’American Psychiatric Association (APA) il National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE) oltre che numerosi enti nazionali che si occupano di organizzare il servizio sanitario pubblico: il trattamento più efficace secondo tali enti ed organizzazioni propone la terapia cognitiva comportamentale (CBT) con eventuale allenamento al rilassamento nervoso e gruppi di mutuo aiuto; l’intervento farmacologico si è mostrato efficace nella cura dei disturbi dello spettro ansioso.

World Health Organization (WHO)
American Psychiatric Association (APA)
European Study of the Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD)
Istituto Superiore di Sanità (ISS)
National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE)

DSM-V
ICD-10